Intervista di Nennella Santelli al professor Pier Antonio Bacci, Docente medicina e chirurgia estetica Università di Siena. Coordinatore estetica e benessere nel Forum Risk Management di Arezzo.
Di nuovo in crisi il mondo della chirurgia plastica ed estetica, per l’allarme partito da Francia e Inghilterra, relativamente ad un tipo di protesi mammarie francesi, chiamate PIP, che sembrano rompersi dopo pochi anni. Una normale protesi mammaria ha una durata media di 10-15 anni, alcuni lotti delle protesi PIP sembrano durare meno. La scoperta ha scatenato il giusto allarme degli Enti preposti, anche se ancora non esiste alcuna prova scientifica che leghi le protesi PIP all’insorgenza di tumore mammario. Abbiamo rivolto alcune domande al professor Bacci, che pubblichiamo di seguito.
N.S.: “Professor Bacci, l’utilizzo delle protesi incriminate era stato autorizzato dalle autorità sanitarie?”.
P.A.B.: “Le protesi incriminate sono state regolarmente commercializzate in tutta Europa fino al 2010, fornite di marchio CE e con regolare autorizzazione da parte delle autorità sanitarie dei differenti Paesi, come dispositivi medici impiantabili”.
N.S.: “Quale è la percentuale di impianti rivelatisi a rischio fino ad oggi?”.
P.A.B.: “Ad un controllo sembra che su 30.000 donne con tali protesi impiantate, 20 abbiano presentato un tumore al seno”.
N.S.: “Oltre al grave evento del tumore, quali sono gli altri rischi registrati?”.
P.A.B.: “Ad un successivo controllo si è notata anche una certa facilità alla rottura rispetto ad altre protesi più moderne, e un’anomalia sulla preparazione del silicone utilizzato. Mentre i dati sono tutti da confermare, il problema reale è che le procedure di autorizzazione e controlli per i dispositivi medici non sono sufficienti a garantire nessun prodotto in commercio, ma questo non giustifica il terrore che è stato diffuso”.
N.S.: “Ogni protesi mammaria deve obbligatoriamente essere controllata, e ogni quanto?”.
P.A.B.: “Qualunque protesi mammaria deve essere controllata ogni due anni e, inoltre, sarebbe ideale cambiare le protesi dopo 10-15 anni”.
N.S.: “E’ plausibile definire queste protesi
pericolose?”.
P.A.B.: “No, non è plausibile definire tali protesi PIP come pericolose o “Protesi Low Cost”, dato che sono state utilizzate, anche se in numero minore rispetto a Francia e Inghilterra, sia nelle strutture pubbliche sia in quelle private, e il prezzo era praticamente in linea con altri prodotti”.
N.S.: “In che misura sono state utilizzate in Italia?”
P.A.B.: “In Italia, giustamente, gli Enti preposti hanno richiesto un elenco dei casi di protesi impiantate con l’esecuzione di una ecografia di controllo, in attesa di dare indicazioni precise sull’eventuale rimozione, resta il fatto che, infine, anche il chirurgo, oltre che la paziente, è vittima della frode organizzata dalla PIP.
Il Ministro della Sanità inglese, Andrew Lansley, ha detto alla BBC che ancora non ci sono prove di tossicità e non esistono sostanziali differenze in termini di rotture di questi impianti rispetto agli altri”.
N.S.: “Cosa deve fare una donna portatrice di queste protesi mammarie?”.
P.A.B.: “Ritengo che le pazienti, assieme ad autorità e media, debbano gestire questa vicenda con calma e professionalità. Il buon senso indica a tutte coloro che hanno protesi mammarie di qualunque tipo di eseguire controlli periodici biennali presso il proprio chirurgo, che eseguirà una ecografia e una risonanza magnetica nei casi dubbi. Inoltre, lo specialista stabilirà il regolare andamento delle protesi applicate, così come provvederà a rimuoverle nel caso di complicazioni che possono normalmente avvenire”.
N.S.: “Come si prospetta il futuro per le donne che in Italia vogliono ricorrere a protesi mammarie?”:
P.A.B.: “Quello che ci attendiamo è che il nostro Parlamento approvi e licenzi la legge sul registro delle protesi applicate, assieme alla tracciabilità dei prodotti usati in medicina e chirurgia estetica, e questo sarebbe un bel passo avanti per la sicurezza. Anche il mondo delle Estetiste e tutti gli Operatori non medici dell’estetica possono dare una grossa mano, consigliando alle loro clienti portatrici di protesi un colloquio con il proprio chirurgo”.
Grazie Professore, e speriamo in un futuro in cui non si metta a rischio la vita della gente, qualsiasi sia la finalità.




