Intervista a Rossano De Cesaris di Nennella Santelli
Visionando, prima, il sito Internet, e poi il curriculum di Rossano sono veramente stupita dal fatto che, alla sua giovane età, abbia già raggiunto dei traguardi così prestigiosi, poiché le sue espertissime mani hanno truccato, valorizzato, esaltato i volti di personaggi quali: Monica Bellucci, Stefania Rocca, Brenda Strong, Caterina Murino, Virna Lisi, Jenna Dewan, Channing Tatum, Tim Burton, Matt Damon, Barbara Guggenheim, Margherita Buy, Lucrezia Lante Della Rovere, Valeria Golino, Asia Argento, Anna Kournikova, Chiara Francini, Ambra Angiolini, Barbara Bouchet, Valeria Solarino, Cristiana Capotondi, Victoria Silvstedt, Rachel Hurd Wood, Barbora Bobulova, Princess Fyrial Of Jordain, Isabella Ragonese, Marina Doria Di Savoia, Tosca D’aquino, Eleonora Giorgi, Irene Pivetti, Carolina Crescentini, Stefania Prestigiacomo, Micaela Ramazzotti, Valentina Cervi, Francesco Totti, Stefano Accorsi, Alba Rohrwacher, Claudia Gerini, Jane Alexander, Laura Chiatti, Carla Fracci, Martina Stella, Anna Kanakis, Carlo Verdone, Alessandro Gassman, Kasia Smutniak, Vanessa Gravina, Isabella Ferrari, Sam Raimi, Viggo Mortensen, Raoul Bova, Anna Safroncik, Margherita Boniver, Barbara De Rossi, ecc. E allora quello che maggiormente a me, e sono certa anche ai nostri professionisti lettori di LNE interessa, è sapere come si arriva a tali livelli, e attraverso quali strade?
D. Gentile Rossano, vedo dal tuo curriculum che hai una Laurea in Sociologia (indirizzo comunicazione e mass media) conseguita all’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Come nasce poi il tuo interesse per l’arte del make-up?
In realtà la mia passione per il make-up (e per l’estetica in generale) risale a parecchio tempo prima di iscrivermi all’Università, ma appena uscito dal liceo non avevo ancora le idee chiare su ciò che avrei fatto “da grande”, ne tantomeno quali strade intraprendere per riuscire a tramutare la mia passione in un’attività lavorativa vera e propria, pertanto mi iscrissi alla facoltà di Sociologia, in cui ho conseguito la Laurea, mentre già esercitavo la professione truccatore da svariato tempo. E’ stata un’esperienza molto interessante, che mi ha notevolmente aperto la mente, permettendomi di avere una visione chiara ed obiettiva dei meccanismi (consci ed inconsci) che regolano le nostre vite e la società in generale.
D. Hai frequentato corsi specifici per divenire make-up artist?
Come ho già spiegato, la mia formazione è avvenuta in maniera per lo più autodidatta, attraverso lo studio di testi specifici italiani e stranieri (in primis quelli del maestro per eccellenza, Stefano Anselmo), nonché attraverso l’apprendistato svolto facendo assistenza a professionisti già affermati, dai quali ho assorbito con zelo numerosi precetti e principi. Fra tutti i make-up artist che ho avuto modo di assistere, un ruolo particolare l’ha ricoperto Nina Valentini, che col suo stile “pulito”, elegante e mai eccessivo, ha influenzato in maniera preponderante il mio modo di lavorare.
D. Come sei poi entrato nel mondo della moda, della haute couture e delle sfilate, quali Rocco Barocco?
Inizialmente non lavoravo nelle sfilate d’alta moda con la qualifica di capo truccatore, bensì come semplice assistente. Mano a mano, conoscendomi, alcuni stilisti cominciarono ad affidare a me ed alla mia piccola équipe la cura del make-up per i loro eventi, tra cui proprio Rocco Barocco, con il quale ho collaborato per diverso tempo curando, ad esempio, tutte le sue sfilate all’interno di vari programmi tv.
D. E’ dunque attraverso la moda che sei arrivato alla Rai all’interno di programmi quali “Domenica In”, “Uno Mattina”, “La vita in diretta”, “Porta a Porta”…., e poi anche a Mediaset per “Sarabanda”, “Tg5”, “Forum”…? Sei poi approdato anche al cinema, per film, cortometraggi, videoclip, vuoi parlarcene?
Sono entrato in RAI non esattamente attraverso la moda. In una prima fase della mia carriera lavorai per delle società di servizio che prendevano in appalto il settore del trucco all’interno di alcuni programmi tv, sia RAI che MEDIASET, il che per me rappresentò un modo come un altro di fare gavetta ed esperienza. La parentesi durò assai poco, mano a mano mi indirizzai sempre più verso la collaborazione con i fotografi (per campagne pubblicitarie e redazionali di vario genere), che personalmente ritengo essere il campo d’applicazione più appagante, sotto molti punti di vista, nonostante non disdegni affatto anche il set video, in cui però lavoro più sporadicamente: la mia ultima rilevante esperienza in questo settore risale a qualche tempo fa, sul set della pubblicità TIM con il regista Gabriele Muccino.
D: Regolarmente vedo che collabori per servizi fotografici di trucco con tutte le più importanti riviste, da “Vogue” a “Donna moderna”, come pure per quotidiani tipo il “Corriere della sera” e “Sportweek”, anche scrivendo articoli, tenendo rubriche e consulenze su make-up e bellezza, sei dunque anche giornalista?
Mi capita di lavorare per l’editoria, sia come esecutore del make-up sui volti dei personaggi che compaiono sulle copertine o nei servizi interni delle riviste, sia come autore o collaboratore nella stesura di articoli e rubriche che trattano di trucco o di bellezza in generale, pur non essendo assolutamente un giornalista. In realtà da piccolo sognavo proprio di diventare giornalista e tuttora mi diverte moltissimo scrivere di make-up, bellezza, costume e tendenze trucco, forse perché, in un certo senso, è un modo per conciliare la mia passione per il trucco con gli studi sociologici effettuati. Sono molto grato alle numerose testate italiane che mi hanno offerto anche questa opportunità di esprimermi.
D. Sono innumerevoli gli eventi e le premières (Festival del cinema di Roma, Ballo della Croce Rossa, David di Donatello, Miss Italia, ecc) ai quali hai collaborato, ma in che veste?
Quando ho partecipato agli eventi menzionati (così come a molti altri), l’ho fatto sempre in veste di truccatore di una o più celebrità che prendevano parte all’evento stesso. Ricordo che il primo personaggio a cui curai l’immagine per un gala di beneficienza fu la principessa Marina Doria di Savoia, che presenziò al Ballo della Croce Rossa nella capitale, esattamente 10 anni fa. Dopo di allora, numerose sono state le occasioni in cui ho realizzato il make-up a personaggi italiani ed internazionali per red carpet, première, serate di beneficienza, ecc.
D. Sei molto apprezzato anche come docente in diverse Scuole di Estetica e Accademie di trucco (Roma, Cagliari, Bologna, Monza, ecc.) per stages di trucco professionale. Ti piace formare i giovani?
Insegnare è un’esperienza meravigliosa, tanto stancante dal punto di vista fisico, quanto gratificante da quello emotivo. Mi piace condividere tutto ciò che ho imparato ed auto-imparato con ragazzi e ragazze che hanno la mia stessa passione per il make-up e l’ambizione di poter svolgere questa professione. In aula cerco di non risparmiarmi assolutamente nulla in quanto a “segreti del mestiere”, e questo gli allievi lo percepiscono, ripagandomi con molto affetto. Ciò che fondamentalmente voglio trasmettere loro è la massima apertura mentale: spesso le scuole di trucco sfornano legioni di allievi ai quali sono state impartite nozioni intrise di rigidi “assolutismi”, non considerando che il trucco non è matematica, bensì una materia artistica in cui conta l’ineccepibilità del risultato finale che si ottiene, piuttosto che i modi e le tecniche utilizzati per arrivare a tale risultato. Mi piace stimolare i miei allievi ad un approccio basato sulla sperimentazione empirica di tutti i vari punti di vista esistenti circa la realizzazione di un determinato effetto, al fine di farsi una propria idea delle cose, creandosi un proprio ed unico stile. Tra l’altro, proprio grazie all’insegnamento ed alla stesura di dispense da fornire agli allievi in qualità di materiale didattico, è nato il mio manuale di self-make up dal titolo “Il Trucco In 4&4 ‘Otto” (uscito nel 2010), al quale probabilmente ci sarà un seguito in tempi abbastanza prossimi.
D. Di tutte queste sfaccettature della tua impressionante carriera, cosa ti piace di più dal punto di vista del lavoro?
Credo che l’aspetto che mi piace di più sia proprio il fatto che il mio lavoro abbia varie sfaccettature, il che lo rende sempre stimolante e mai monotono. Ogni giorno opero in un contesto diverso, posso ritrovarmi su un set fotografico, nel backstage di una sfilata di moda, all’interno di un’aula a condurre una lezione, così come dietro allo schermo di un computer a scrivere un articolo, pertanto non vengono a crearsi le condizioni per provare noia o monotonia.
D. Penso che sia molto gratificante realizzare maquillages su soggetti così famosi, da Monica Bellucci, e Asia Argento a Irene Pivetti. Qual è l’aspetto più difficile del lavorare con un tale personaggio”?
Lavorare con un personaggio è sempre piuttosto gratificante, specialmente quando capita di farlo con un artista del quale si apprezza l’operato. C’è da dire che, differentemente dalle modelle, le attrici non per forza hanno dei volti con pelle e lineamenti perfetti, alcune hanno bisogno di più stratagemmi correttivi, altre meno. Il compito del truccatore è esattamente quello di tirare fuori al meglio le possibilità espressive da ogni volto, anche se spesso una delle maggiori difficoltà che si incontra è proprio quella del ricreare la “faccia mediatica” con la quale il personaggio è abituato ad esibirsi in pubblico, dovendosi attenere a rigidi e scrupolosi schemi abituali.
D. E tra gli attori divi, quali Carlo Verdone, Alessandro Gassman e Raoul Bova, hai trovato resistenze o entusiasmo nel farsi truccare?
In linea di massima, gli uomini non amano particolarmente essere truccati, anche se i professionisti sono perfettamente consapevoli del fatto che in particolari circostanze un minimo di make-up è necessario per eliminare i riflessi sulla pelle che risulterebbero “scomodi” se guardati attraverso le lenti di una telecamera o di una fotocamera, pertanto alla fine accettano quasi tutti di buon grado di ricorrere al trucco. Tra gli attori citati, c’è da dire che Raoul Bova, in particolar modo, è il meno avvezzo all’uso del make-up, fatto che probabilmente scaturisce dalla consapevolezza di non aver difetti da dover mascherare.
D. Per le Dive proponi anche un trucco di tendenza che naturalmente le valorizzi, o segui la personalità, i gusti, le abitudini di ognuna, che ha magari idee preconcette?
Quando si trucca un’attrice, eseguendo il lavoro ci si pone sempre nell’ottica del visagista più che del semplice truccatore, cercando ti creare un qualcosa di unico per quel volto, camuffandone eventuali difetti ed esaltandone i pregi, senza voler per forza “appoggiarvi” un make-up come quello suggerito dalle ultime tendenze, i cui colori e linee potrebbero non adattarsi ai lineamenti del viso in questione. E’ mia abitudine rivolgere sempre alcune domande preventive all’attrice, per metterla a proprio agio nonché indagare circa preferenze o particolari esigenze, in modo da potermi regolare di conseguenza.
D. E’ difficile l’approccio psicologico trattandosi di personalità senz’altro molto complesse?
L’approccio psicologico rappresenta proprio l’aspetto più delicato e “spigoloso” del lavorare con le celebrità, ci vuole molta empatia, calma, pazienza, abilità nel cercare di capire cosa intendano che venga realizzato loro e, qualora differisca col proprio modo di vedere le cose, è necessario estremo tatto nel cercare di far cambiare idea, senza prepotenza, bensì con molto garbo e senza insistere eccessivamente.
D. C’è un trucco o valorizzazione di un volto che tu hai truccato, del quale sei particolarmente “fiero”?
Sicuramente il make-up che ho realizzato a Monica Bellucci per la copertina del settimanale “Sette” del Corriere Della Sera, ritengo sia un trucco ben calibrato, in cui ho esaltato al massimo il suo sguardo bistrando le palpebre di scuro e lasciando la bocca in secondo piano, sulle cui labbra ho applicato un rossetto di una tonalità color carne e dalla texture molto leggera ed impalpabile, un tipo di trucco che la rende sensuale, fresca, luminosa, raggiante e magnetica.
D. Ed ora per i nostri giovani che amano questa forma di “Arte”, quali consigli dai, e quali sentieri indichi per inoltrarsi lungo la strada del successo professionale?
Sicuramente consiglio di continuare a coltivare la propria passione, facendo tanta pratica ma non tralasciando assolutamente alcuni aspetti ritenuti, a volte erroneamente, di secondaria importanza. Per potersi considerare dei bravi truccatori e dei professionisti a tutti gli effetti, non è sufficiente soltanto saper eseguire correttamente una sfumatura o azzeccare la tonalità giusta di rossetto: vero professionista è colui il quale, ad esempio, non trascura gli aspetti relativi alla conoscenza dei termini tecnici per indicare gli strumenti usati, la storia della cosmesi, la nomenclatura delle varie zone del viso, le norme igieniche e comportamentali da seguire sul posto di lavoro, ecc. Il make-up è sicuramente una questione di creatività, di senso dell’accostamento del colore e di sensibilità artistica, ma nasce anche da una profonda interazione fra conoscenze di varie discipline come chimica, ottica, fisiologia cutanea, sociologia, antropologia, storia e marketing, discipline che non possono essere ignorate. Essere truccatori coinvolge perciò ambiti diversi come l’anatomia ed il disegno, la storia del costume, del teatro e della storia dell’arte, pertanto lo studio (da affiancare alla pratica) ricopre un ruolo fondamentale. Inoltre, un consiglio spassionato per chi voglia intraprendere questa professione, è fare in modo di apprendere attentamente le regole di base del make-up, ma ognuno nel suo proprio dovrebbe sforzarsi di superarle, evolvendosi e creando un stile personale, frutto di una ricerca individuale e di tanta esperienza vissuta sul campo. La tecnica è fondamentale per la realizzazione di un buon trucco, così come è fondamentale trascenderla, per non invecchiare mai professionalmente e per poter essere sempre in grado di proporre nuove tendenze, dando luogo ad una sana evoluzione del gusto e della tecnica di una materia (il make-up appunto) che è in continuo divenire.
D. Grazie Rossano, le tue considerazioni sono proprio preziose!













