Benessere psicofisico.
Una volta presenti in formulazioni standard per trattare inestetismi classici (pelle impura e pelle sensibile), oggi, alla luce delle nuove scoperte scientifiche riguardanti la P.N.E.I. (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), le applicazioni e l’utilizzo delle essenze rivestono un ruolo assolutamente neurocosmetico.
LA STORIA.
Sebbene se ne possano trovare tracce già nel periodo egizio, l’uso degli oli essenziali come sostanze terapeutiche e cosmetiche è relativamente recente. Il termine “Aromaterapia” fu coniato negli anni Trenta da René Maurice Gattefossé, che fu uno dei primi cosmetologi francesi. Gattefossé notò benèfici risultati nel trattamento di alcune patologie dermatologiche, in particolare quelle di origine infettiva.
Sulla scia dei primi lavori di Gattefossé si sono imposte all’attenzione figure come la dottoressa Maury e i professori Valnet e Rovesti. Quest’ultimo approfondì le applicazioni dermatologiche e cosmetiche.
Oggi, in Giappone c’è molta attenzione alle applicazioni scientifiche dell’aromaterapia. Kazunaga Kawabata, medico di Osaka, è considerato come pioniere in questo campo della ricerca.
Il dottor Kawabata è stato il primo ad avere usato le proprietà rilassanti di alcune essenze per far allentare la tensione delle gestanti in ospedale, in modo da non utilizzare farmaci che potessero avere degli effetti sul nascituro; grazie all’efficacia di tale metodologia, ha successivamente ampliato la ricerca sugli effetti dell’aromaterapia anche nel trattamento dei disturbi legati alla menopausa.
La ricerca e la sperimentazione hanno poi confermato l’ampia gamma di soluzioni offerte dall’aromaterapia, che spaziano dall’aiuto per la perdita di peso pur senza dieta (dato che verrebbe stimolata una proteina coinvolta nel metabolismo dei grassi), al rafforzamento della concentrazione (cannella) o della ritenzione mnemonica (arancio, lavanda, rosmarino), alla performance sportiva (menta piperita).
Sono stati verificati inoltre gli effetti anoressizzanti di alcuni profumi come artemisia canforata, cajeput, pompelmo e mirto, che vengono quindi utilizzati come ausilio nelle diete, oppure, al contrario, di essenze che stimolano l’appetito come basilico, cannella, salvia, origano, chiodi di garofano e noce moscata.
Per quanto riguarda gli effetti calmanti, sono molto utilizzati lavanda, melissa e camomilla, mentre come tonificante si usano spesso cannella, rosmarino, timo e limone.
Sono molte, in sostanza, le tipologie di effetti che possono essere riconducibili ad aromi ed essenze, e pertanto l’utilizzo dell’aromaterapia è davvero ampio e variegato:
• per la cura della pelle, nel caso di dermatiti, acne, eczema, psoriasi, cellulite, vene varicose;
• favorisce la guarigione emotiva come nel caso di depressione, isteria, mancanza di concentrazione, attacchi di panico;
• calma la mente nei casi di insonnia;
• tratta bruciature, contusioni, stiramenti, condizioni influenzali, asma, bronchiti, dolori muscolari e infiammazioni cutanee;
• aiuta nel caso di problemi digestivi.
PELLE E PSICHE SEMPRE PIU’ VICINE.
I benefìci dei trattamenti con l’aromaterapia risiedono nel fatto che gli oli essenziali agiscono su due livelli: fisico e mentale, ed è proprio per il fatto di agire anche sulla mente (vedi figure) che l’aromaterapia ha così tanto successo. Gli specialisti in aromaterapia considerano la storia medica della persona, le condizioni emotive, la salute generale e lo stile di vita prima di pianificare o decidere un trattamento. In questo modo si ritiene di poter incidere a livello più profondo rispetto all’impiego di un semplice farmaco che tratta solo i sintomi della situazione presente.
Ad esempio, il mal di schiena, la sindrome del colon irritabile o l’emicrania, sono spesso il risultato dello stress e non di un problema fisico contingente.
Le modalità di azione avvengono per via del legame profondo tra la corteccia piriforme (la parte dell’encefalo deputata a elaborare gli odori) e l’ippocampo (la sede delle emozioni e della memoria). Tali aree del cervello sono in comunicazione intensa e continua 24 ore al giorno.
L’immagine seguente entra più nello specifico circa il funzionamento dell’olfatto e la sua relazione con il cervello.
L’IMPIEGO DEGLI OLI ESSENZIALI.
È estremamente versatile in cosmetologia: essi sono ideali per i massaggi poiché possono essere sciolti in oli vegetali (troppo forti per essere utilizzati puri, devono essere diluiti) e vengono prontamente assorbiti dalla pelle. Gli oli essenziali, correttamente solubilizzati, si prestano anche all’idroterapia e possono essere incorporati a creme, gel, lozioni. L’uso di essenze è oggi diffusissimo in cosmetologia dal momento che queste sostanze non solo permeano facilmente la cute, ma molte di essi vi esercitano un’azione particolare. Così, per esempio, l’olio essenziale di lavanda è utile per le pelli grasse, quello di sandalo per le pelli secche, l’olio essenziale di camomilla in virtù del principio attivo che contiene, l’azulene, è indicato per le pelli infiammate e ipersensibili. L’olio essenziale di cannella svolge invece azione stimolante e riscaldante e così vale per numerose altre piante aromatiche ricche di essenze.Gli oli essenziali (O.E.), detti anche oli eterei, oli volatili oppure essenze, si ricavano quasi esclusivamente da organismi vegetali e raramente da secrezioni animali.
Caratteristiche: generalmente liquidi, di basso peso molecolare con la conseguenza di essere parecchio volatili, possiedono l’aroma delle piante da cui si ottengono. Esposti all’aria si ossidano resinificando, sono poco solubili in acqua, mentre si sciolgono nell’alcool e, in virtù della loro spiccata liposolubilità, nei grassi e negli oli. Vanno conservati in recipienti adatti che li proteggano dalla luce e dall’aria.
Provenienza: gli O.E. di origine vegetale sono numerosi e possono trovarsi in tutte le parti della pianta (radici, legno, scorza, rizomi, foglie, fiori, frutti, semi e cortecce) oppure nelle secrezioni delle piante stesse (per esempio resine).
È curioso come l’olio estratto da un organo di una stessa pianta, possa differire da quello derivante da altri organi; quello estratto dalle radici di cannella, per esempio, ha composizione diversa da quello delle foglie; quello di fiori d’arancio è molto diverso da quello ottenuto dalla scorza e così via.
Inoltre, gli O.E. provenienti dagli stessi organi di una pianta possono variare poiché sono influenzati da fattori come: il terreno, il periodo della raccolta, la stagione, le condizioni atmosferiche.
Composizione: dal punto di vista chimico gli O.E. contengono un miscuglio di numerosi composti come idrocarburi terpenici, aldeidi, chetoni, fenoli, acidi, esteri e molti altri, ma è molto importante tener presente che non tutte le piante contengono O.E.
Ogni olio essenziale è formato da diverse molecole organiche solubili in alcoli, oli, emulsionanti, etere o cloroformio, dalla cui combinazione e concentrazione dipendono fragranza e proprietà.
• Alcoli: il mentolo nella menta, il linalolo nell’ylang ylang e nella lavanda, il geraniolo nel geranio e nella rosa, il neroli nel neroli e nell’olio di arancia, il borneolo nella lavanda e nel pino. Hanno generalmente proprietà antibatteriche, tonificanti e rinfrascanti.
• Aldeidi: il citrale nel mandarino e nella citronella, la benzaldeide nel benzoino e nel lauro, il citronellolo nel limone, nell’eucalipto e nella melissa, la vaniglina nella vaniglia e nello storace. Hanno generalmente proprietà sedative.
• Acidi: l’acido cinnamico nello storace, quello benzoico nell’ylang ylang.
• Fenoli: l’eugenolo nei chiodi di garofano, il safrolo nel sassofrasso, il timolo nel timo, il gaicolo nel gaiac. Hanno generalmente proprietà antisettiche.
• Esteri: l’acetato di benzile nello storace, il linalile nel bergamotto e nella lavanda. Hanno generalmente proprietà fungicide e sedative.
• Acetoni: il jasmone nel neroli e nel gelsomino, l’irone nell’iris.
• Terpeni: il pinene nel cipresso, il canfene nel petit-grain e nel ginepro, il terpineolo nel coriandolo e nell’elemi, il fellandrene nel limone e nella salvia, il limonene nel limone, e nella menta.
Gli oli essenziali sono sostanze molto complesse poiché contengono un certo numero di alcoli, eteri, fenoli e altri composti organici diversi. L’essenza di eucalipto, per esempio, è formata da circa 250 diversi componenti ed è quindi molti difficile riprodurla per sintesi in laboratorio. Le proprietà terapeutiche delle sostanze aromatiche dipendono in gran parte anche dall’interazione tra le varie molecole che le costituiscono (un altro motivo per cui le essenze sintetiche non hanno mai gli stessi effetti di quelle naturali).
Notevole l’effetto che gli oli essenziali possono avere sul fisico tramite la semplice inalazione: possono regolare le secrezioni ghiandolari stimolando gli organi ipotrofici e riducendo quelli ipertrofici per ristabilire il naturale equilibrio.
L’esempio più semplice dell’effetto degli oli essenziali sulle terminazioni nervose dell’organo olfattivo è la secrezione dei succhi gastrici stimolata dalla percezione dell’aroma dei vari cibi. Sempre influendo sul bulbo olfattivo del cervello, le molecole odorifere possono agire sul sistema nervoso simpatico stimolando o calmando mente e corpo.
ATTIVITÀ COSMETICA DEGLI OLI ESSENZIALI.
Gli O.E. sono altamente liposolubili, hanno inoltre un basso peso molecolare e una spiccata affinità con la pelle, pertanto sono in grado di oltrepassare la barriera cornea e venire assorbiti, potendo quindi espletare teoricamente anche una funzione di tipo farmacologico a livello sistemico. Pertanto, si deve porre molta attenzione durante la loro applicazione onde evitare fenomeni di allergia, in quanto possono entrare in contatto con il sistema immunitario (cellule di Langherans in primis).
Per quanto riguarda le funzionalità cosmetiche degli O.E., possiamo genericamente classificarle in 5 gruppi:
Azione aromatizzante. Azione profumante e deodorante. Azione stimolante e rinfrescante. Azione lenitiva e antinfiammatoria. Azione dermopurificante e antisettica.
è assolutamente sconsigliabile usare gli O.E. puri per i trattamenti locali. Tra quelli a spiccata azione profumante ricordiamo: menta, limone, citronella, lavanda, eucalipto, sandalo, arancio, e verbena.
• L’azione stimolante e rinfrescante può essere considerata la versione blanda dell’azione farmacologica rubefacente o revulsiva e la si può ottenere con l’impiego di O.E., quali cannella, cajeput, eucalipto, rosmarino, salvia e canfora.
• L’azione lenitiva e antinfiammatoria è data dagli O.E. di fiori d’arancio e di camomilla (ricca, oltre che di azulene, di bisabololo, entrambe con spiccate azioni disinfiammanti).
• L’azione dermopurificante e antisettica è legata allo spiccato effetto disinfettante di numerosi O.E. come quelli di limone, bergamotto, lavanda, melissa, cajeput, pino silvestre e timo. Interessante anche l’O.E. di Tea Tree (Melaleuca alternifolia) che possiede attività antifungina. Eucalipto, cipresso e menta sono anche rinfrescanti. Pompelmo e mirto australiano sono ottimi conservanti antimicrobici.
Concludendo gli oli essenziali richiedono:
• un dosaggio limitato (non superare mai il 5% dato che essendo molto concentrati sono altamente efficaci);
• una diluizione in apposito veicolo oleoso o cremoso (mai usare tale e quale un olio essenziale sulla pelle dato che sono tra le poche sostanze in grado di oltrepassare la barriera della pelle e penetrare all’interno dell’organismo);
• un attento controllo di possibili reazioni iperemizzanti, arrossanti o irritative (e soprattutto di sensibilizzazione allergica).





